martedì 03 marzo 2026 04:00

"Itaca è per sempre", il viaggio interiore di Cosmo Sancilio verso le sue radici

Nel nuovo romanzo dello scrittore tanti riferimenti alla sua città natale

A settantotto anni, dopo una vita intensa nel mondo della chimica e della dirigenza sanitaria, Cosmo Sancilio aggiunge un nuovo tassello al suo percorso letterario con Itaca è per sempre, sesto lavoro di uno scrittore che, pur lontano dalla sua terra da oltre cinquant'anni, continua a dialogare profondamente con essa.

Nato a Molfetta nel 1944, studi classici e laurea in chimica, vive a Forlì. Escluso da tempo per motivi anagrafici dal mondo attivo, si dedica con passione alla scrittura. Fiero delle origini meridionali, ha voluto lasciare con "12-49 gli ipoconnessi"( youcanprint 2020) e "La seicento di Mario"(etabeta 2022), una testimonianza d'amore per il suo paese e la sua gente. Mototurista solitario per anni, ha descritto in "Coriandoli in Volo" (youcanprint 2021) gli indimenticabili e spesso ardui viaggi in motocicletta.

Dal 2023 si dedica alla scrittura di romanzi brevi, avendo già pubblicato "Riflessioni di un conformista" (youcanprint 2023) e "Il treno della sera" (youcanprint 2024), storie di personaggi a disagio nel loro tempo. Protagonista del romanzo è un irreprensibile impiegato contabile che vive il pensionamento come un trauma inatteso. Venuta meno la routine lavorativa, si apre un vuoto difficile da colmare. I tentativi di rimettersi in gioco si rivelano infruttuosi, mentre le passeggiate solitarie per le strade della città che lo aveva accolto molti anni prima si trasformano in un doloroso esercizio di consapevolezza.

Quel luogo, un tempo familiare, ora appare estraneo, attraversato da un degrado strisciante che sembra minare una millenaria continuità culturale. L'uomo non si riconosce più nello spazio che abita e avverte un senso di disagio profondo, quasi claustrofobico. È il riflesso di una crisi non solo personale, ma collettiva: il dilagare di un modello di società nichilista, destabilizzante, che sembra non risparmiare nulla.

Da questo smarrimento nasce l'inaspettato desiderio di fuga verso le origini. Il protagonista avverte il bisogno di tornare al Sud, di confrontarsi con il proprio "paesello di finis terrae", in un percorso che non è soltanto geografico ma soprattutto interiore. Il ritorno diventa ricerca di un nuovo progetto di vita, lontano dal cinismo del tempo e da una malinconia senza fine.
Il confronto con la terra d'origine, tuttavia, non è consolatorio. Anche lì si insinuano i segni di un cambiamento che inquieta. I dubbi sul futuro si fanno pressanti, e le domande restano sospese come un'invocazione lanciata al dio degli abissi dall'alto di una falesia, al cospetto della vastità del mare.

Nel romanzo il richiamo al mito è esplicito. L'isola di Itaca non è solo un luogo, ma una dimensione dell'anima. L'incontro con Afrodite, enigmatica donna di Itaca, e il ritrovamento di un messaggio in bottiglia consegnato ai flutti aprono a una prospettiva nuova, quasi trascendente. Forse un'investitura inattesa, forse l'inizio di una missione.
L'Itaca evocata da Sancilio richiama inevitabilmente l'isola di Odisseo, simbolo del ritorno, della prova, della conoscenza. Ma qui il viaggio non è eroico nel senso classico: è intimo, sofferto, carico di contraddizioni e di scarsa autostima. È la traversata di un uomo comune che cerca di sottrarsi a una condizione esistenziale opprimente per guardare, con occhi nuovi, le travagliate vicende di un mondo in declino.

Chi scrive è un molfettese lontano dalla sua Molfetta da oltre mezzo secolo, ma profondamente legato a essa. Nel suo nuovo lavoro i riferimenti alla città sono espliciti e carichi di memoria. Non si tratta di semplice nostalgia, ma di un confronto sincero con le trasformazioni, le ferite e le speranze di una comunità.