domenica 15 marzo 2026 06:00 Nicola Miccione

La morte di Barbara Picca «non fu esclusiva conseguenza dell'unica imputata»

Ridotta dai giudici della Corte d'Appello la pena nei confronti di Lucrezia Manzoni, da 6 a 4 anni. I fatti risalgono al 2020

Tamponamento fatale per la 24enne di Molfetta, Barbara Picca, ma per i giudici della Corte di Appello di Bari «la sua morte non fu esclusiva conseguenza della condotta dell'imputata», Lucrezia Manzoni, ritenuta unica responsabile. Per questo la condanna - in primo grado a 6 anni di reclusione - è stata ridotta a 4 anni.

Oltre alla rideterminazione della pena, i giudici, hanno anche ridotto la pena accessoria della interdizione dai pubblici uffici a 5 anni. I fatti risalgono alla notte del 17 luglio 2020 sull'ex 16 Adriatica per Giovinazzo. Secondo la ricostruzione, l'imputata «si poneva alla guida di una Fiat Punto, sotto l'influenza di alcool, e mentre percorreva» la litoranea «alla velocità di 150 chilometri orari - su una strada in cui il limite imposto è pari a 50 chilometri orari -, tamponava» un motociclo KTM.

A condurlo, Gianandrea La Forgia, assolto da ogni accusa in primo grado: a bordo «vi era come passeggero» la 24enne. L'incidente fu violento - dopo l'impatto, la moto schizzò via, trascinandosi sull'asfalto - e provocò «la rovinosa caduta ed il conseguente impatto al suolo degli stessi». Lei morì «per le lesioni riportate», lui finì in ospedale, mentre la conducente fu sottoposta agli accertamenti della Polizia Stradale, risultando positiva: il tasso alcolemico era di 1,31 grammi per litro.

Martedì, però, i giudici (presidente Ornella Gozzo) hanno riconosciuto all'imputata, assistita dagli avvocati Giuseppe Germinario e Michele Salvemini, l'attenuante del comma 7 dell'articolo 589 bis del codice penale che, per l'omicidio stradale, prevede la riduzione della pena fino alla metà «quando la morte non sia esclusiva conseguenza dell'azione del colpevole». Per i due legali, «si può asserire che la corte ha riconosciuto come nella vicenda la Manzoni non fu unica responsabile».

Il processo, sicuramente suggestivo per molti aspetti tra cui la velocità, è risultato molto più complesso come rivela la singolarità che la fase di appello sia durata quattro udienze a fronte dell'unica in primo grado. «Il processo ha dibattuto in un'apposita udienza, sulla questione tecnica, a quali condizioni e con quali oneri motivazionali - hanno detto Germinario e Salvemini - possa incidentalmente rivalutarsi la posizione del coimputato assolto con sentenza divenuta irrevocabile».

E «la trattazione positiva di tale questione, con il riconoscimento dell'attenuante della non esclusiva responsabilità nell'evento, lascia ragionevolmente predire la soluzione adottata dalla corte distrettuale», hanno concluso gli avvocati Germinario e Salvemini. Le motivazioni saranno rese note entro il termine di 90 giorni.