mercoledì 13 maggio 2026 09:16 Nicola Miccione

Nichel e cadmio nella falda a Molfetta. 72 indagati, bufera sull'Asi Bari. I NOMI

In cima all'elenco figurano l'avvocato Vulcano, già presidente dell'Asi ed ex numero dell'Amtab, e l'ex direttore generale Mariani

Una falda acquifera «consapevolmente» inquinata. Un sottosuolo impregnato di arsenico, zinco, cadmio e nichel tutte sostanze «pericolose e cancerogene». Un disastro ambientale compiuto con l'uso di pozzi disperdenti non autorizzati, che drenavano gli scarichi della zona industriale di Molfetta direttamente nella falda.

È quanto emerso dall'inchiesta della Procura della Repubblica di Trani, dal nome "Ground water", che conta 72 indagati, di cui 44 persone fisiche e 28 giuridiche, tutti accusati a vario titolo di disastro ambientale colposo e scarico illecito di reflui industriali. Tra gli iscritti nel registro degli indagati, accusati di avere prodotto inquinamento chimico e alterazione delle acque sotterranee e di falda, ci sono pure dirigenti e funzionari del Consorzio per l'Area di Sviluppo Industriale di Bari.

In cima all'elenco figurano il legale barese Pierluigi Vulcano, già presidente dell'Asi, l'ex direttore generale Domenico Mariani, Pierluca Macchia, già responsabile dell'area tecnica, Giuseppe Riccardi (ex presidente di Asi s.p.a.), Paolo Pate, già numero uno del cda dell'Asi Bari, e Francesco Stramaglia. Con loro Giampiero Di Lella, dirigente della Città Metropolitana di Bari, e Salvatore Vincenzo La Forgia, dirigente del Comune di Molfetta, oltre ai titolari di numerose imprese del luogo.

Sotto sequestro, su ordine del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trani, Lucia Anna Altamura, sono finiti ieri beni per un valore complessivo di 150 milioni di euro. Si tratta di 17 aziende, parti di altre 5 imprese e 11 pozzi disperdenti di cui 10 abusivi. L'inchiesta è partita «dalla presenza di molteplici impianti a Molfetta», ha spiegato ieri il capo della Procura tranese, Renato Nitti, e poi si è sviluppata sulla «qualità dello scarico che finiva direttamente nell'acqua di falda».

L'attività della Capitaneria di Porto, coordinata dal sostituto procuratore Marco Gambardella, si è avvalsa di video-ispezioni e di campionamenti. I risultati hanno mostrato «uno sforamento dei limiti di sostanze inquinanti fino a oltre diecimila volte rispetto alle concentrazioni soglia di contaminazione stabilite per legge - ha continuato Nitti - e riteniamo che i presidi che avrebbero dovuto essere messi in atto, dal'Asi e dalle aziende, non siano stati messi in essere consapevolmente».

Per il procuratore capo di Trani «chi avrebbe dovuto rilasciare le autorizzazioni, non è stato interpellato: parlo della Città Metropolitana di Bari, mentre venivano date autorizzazioni rilasciate dal Consorzio», ha concluso Nitti. La Procura ha richiesto, infatti, anche il commissariamento giudiziale del Consorzio e di Asi spa.