Un'istanza di annullamento in autotutela della determinazione dirigenziale n. 1223 del 28 settembre, quella con cui il Comune di Molfetta ha revocato la procedura di gara relativa alla vasca di colmata del Lungomare. È quanto ha protocollato agli Uffici comunali il consigliere di opposizione Adamo Logrieco, che ha trasmesso l'atto anche per conoscenza alla Procura Regionale della Corte dei Conti.
Nel documento, Logrieco solleva una serie di rilievi sulla motivazione del provvedimento e sulla scelta dell'Amministrazione di revocare una procedura che, secondo il consigliere, era ormai prossima alla conclusione. Al centro dell'istanza ci sono in particolare la scadenza del finanziamento regionale, le alternative progettuali indicate nella determina, i relativi costi e il rischio di eventuali conseguenze economiche per il Comune.
Di seguito la nota integrale del consigliere comunale Adamo Logrieco:
Nella giornata di ieri ho protocollato agli Uffici Comunali e trasmesso per conoscenza alla Procura Regionale della Corte dei Conti un'istanza di annullamento in autotutela della Determinazione dirigenziale n. 1223 del 28 settembre 2026, quella relativa alla revoca della procedura - ormai praticamente conclusa - della vasca di colmata al lungomare.
Sono troppe le perplessità relative alla tenuta giuridica del provvedimento di revoca, meritevole di un approfondimento ulteriore (e serio).
Uno dei motivi adottati dall'Amministrazione per dar corso all'annullamento è stato l'imminente scadenza del finanziamento regionale, fissata per il 31 dicembre di quest'anno.
Un motivo che non convince, perché tale problematica non è sopravvenuta ma era sussistente nel corso di tutti i passaggi amministrativi che avevano condotto alla proposta di aggiudicazione alla RTI D'Oronzo.
Per fare un esempio chiarificatore, la gara d'appalto europea veniva avviata dagli Uffici comunali il 21 luglio 2025 e in tale momento era già nota la scadenza del finanziamento regionale al 31 dicembre 2026.
Il bando di gara prevedeva un termine di 45 giorni per la progettazione esecutiva e di 515 per l'esecuzione dei lavori, 560 giorni in totale.
Peccato che tra il 25 luglio 2025 e il 31 dicembre 2026 intercorressero appena 528 giorni.
Praticamente, il giorno in cui veniva bandita la gara già non c'erano più i termini per completare i lavori entro la scadenza del finanziamento, il che vuol dire che in quel frangente gli Uffici erano perfettamente consapevoli della possibilità di avanzare una richiesta di proroga del finanziamento stesso alla Regione Puglia.
Questa circostanza dimostra due cose: 1) che i termini del finanziamento non rispettabili non sono una circostanza nuova e quindi non possono essere posti a fondamento della revoca di una gara praticamente conclusa; 2) che questo "pretesto" per un annullamento politico (che non ha nulla di giuridico) espone il nostro Comune al rischio concreto di azioni risarcitorie.
Non convince, poi, la presunta volontà della Regione Puglia di non prorogare il finanziamento (che invece sarà prorogato per altri due Comuni che si trovano in situazione quasi analoga).
Nella Determina, infatti, non è scritto da nessuna parte che gli Uffici regionali competenti abbiano affermato che il finanziamento non sarebbe stato prorogato o convertito in altro capitolo di spesa, è frutto di una mera deduzione, ma nessuno dal nostro Comune ha mai chiesto formalmente una proroga a quel finanziamento.
Se una proroga fosse stata effettivamente domandata e fosse stata formalmente rigettata dalla Regione Puglia, allora, sì, sarebbe stato un motivo per riflettere sull'opportunità di annullare la procedura.
E, invece, si è preferito utilizzare una deduzione implicita (come espressamente affermato a pagina 18 della Determina) per rinunciare sia al finanziamento di 6,5 milioni sia ad anni di procedimento amministrativo.
Anche in questo caso, un pretesto giuridico insussistente per celare una decisione politica.
Per non parlare delle alternative progettuali menzionate come argomento attestante il migliore interesse pubblico: una vasca di colmata alla Secca dei Pali (infattibile perché unica zona della città ad alto rischio idrogeologico, con un progetto già bocciato dall'Autorità di Bacino anni or 'sono proprio per quel motivo), oppure un'altra in adiacenza a quella già realizzata sulla banchina del nuovo porto.
Non c'è uno studio di fattibilità, non c'è un progetto, non c'è nulla. Solo il parere del RUP, che è lo stesso soggetto ad aver smentito sé stesso, ribaltando le proprie relazioni di pochi mesi fa circa l'opportunità di portare a compimento l'opera al lungomare.
E veniamo, poi, al costo di queste nuove alternative progettuali, una 4,8 milioni e l'altra 4,9 milioni.
Un affare rispetto ai 12 milioni della colmata al lungomare!
Fumo negli occhi ai cittadini che pagano le tasse.
I 12,3 milioni necessari per dragare il porto e realizzare la vasca di colmata al lungomare sono una somma finita, che arriva a valle di un lungo procedimento ormai concluso.
I 4,8 e 4,9 milioni per le alternative sono opinioni, sono ordini di grandezza totalmente disomogenei. Che non considerano neppure oneri progettuali, ambientali, tecnici, amministrativi, di sicurezza, di monitoraggio, eventuale bonifica e collaudo.
Basti pensare che il progetto originario dell'opera al lungomare aveva costi di circa 6 milioni di euro, poi lievitati al doppio nel corso degli anni, sino alla progettazione definitiva.
Oggi, l'Amministrazione si assume la responsabilità (politica e giuridica) di rinunciare al certo per l'incerto più totale.
E se effettivamente le alternative – ove realizzabili – arriveranno a costare il doppio delle stime embrionali attuali, allora i cittadini dovranno pagare, interamente di tasca propria, 10 milioni di euro, se non di più.
Se, poi, le alternative progettuali si dimostreranno tecnicamente irrealizzabili, cosa ne sarà del completamento del porto? Mi auguro che il RUP abbia fatto verifiche più serie delle proprie relazioni tecniche che seguono più l'orientamento politico dell'Amministrazione in carica che la scienza.
E non si sta calcolando la perdita di tutte le somme già spese dal nostro Ente per istruire sia la progettazione sia la gara pubblica oggetto di revoca. Soldi letteralmente buttati, e dei quali ho chiesto una quantificazione esatta.
Insomma, quel che appare dalla lettura della Determina (preconfezionata da qualche giurista amico dell'Amministrazione?) è lo sforzo di trovare un qualche appiglio tecnico che crei la parvenza di correttezza di una revoca che, in realtà, si riconduce a una mera scelta politica.
Una scelta che, se fosse stata pienamente legittima, sarebbe stata assunta in modo manifesto e non con una Determina condita di citazioni giurisprudenziali inusuali per quell'Ufficio, che merita di essere scrutinata sia dalla giustizia contabile, sia, negli anni a venire, dal giudizio dei cittadini.