«Un sistema di abbandono sistematico di rifiuti in varie zone» alla periferia di Molfetta. Rifiuti, mobili ed elettrodomestici, ma anche vecchi condizionatori d'aria e bidoni contaminati da oli minerali, che venivano abbandonati e dati alle fiamme con «ingenti danni ambientali e con possibili ripercussioni sulla salute pubblica».
È questa l'accusa nei confronti di 29 persone, alcuni titolari di ditte individuali, e di una società di Cicerale, in provincia di Salerno, indagati nella operazione "Ignis et Ferrum" per raccolta e commercializzazione illecita di rifiuti ferrosi, abbandono e combustione di rifiuti di vario genere, anche pericolosi. Il provvedimento della giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trani, Lucia Anna Altamura, ha disposto il sequestro finalizzato alla confisca di 29 mezzi utilizzati nelle attività.
Il provvedimento - l'operazione è scattata oggi con l'impiego di circa 100 militari, 30 auto e di un elicottero - è stato eseguito dal personale della Guardia Costiera con il coordinamento operativo del Centro di Coordinamento Ambientale Marino della Direzione Marittima di Bari. L'attività si inserisce nell'ambito di un'indagine avviata, a febbraio scorso, dalla Capitaneria di Porto di Molfetta dopo una denuncia «in riferimento a plurimi abbandoni di rifiuti riscontrati» nell'agro di Molfetta.
Dalle indagini è emerso che i rifiuti abbandonati venivano dati alle fiamme «in modo incontrollato». In quello che gli inquirenti, diretti dal pubblico ministero della Procura della Repubblica di Trani, Marco Gambardella, hanno definito «un sistema organizzato e sistematico di abbandono dei rifiuti», c'era chi era solito «recarsi in maniera sistematica per abbandonarvi rifiuti di varia natura» e chi utilizzava l'area per il deposito di scarti metallici che alimentavano il mercato nero del ferro.
L'inchiesta, infatti, ha portato al sequestro di un'area, in località Fondo Favale, nella disponibilità del 25enne Domenico Marzocca, «utilizzata quale autorimessa», ma che per l'accusa era il luogo di «ricezione, deposito, cernita, accumulo e movimentazione dei rifiuti ferrosi lì conferiti». Un conferimento che sarebbe avvenuto con mezzi «non iscritti all'Albo Nazionale dei Gestori Ambientali e senza i «formulari o di altra documentazione idonea ad assicurare la tracciabilità ambientale».
A supporto dei riscontri investigativi ci sono le immagini delle telecamere e dalle fototrappole installate, oltre ad appostamenti, pedinamenti, osservazioni, analisi dei social network e dei dati dei dispositivi di localizzazione. In appena due mesi sono stati riscontrati oltre 400 carichi di rifiuti metallici. Una bomba ecologica.
giovedì 05 novembre 2026 09:55 Nicola Miccione
Rifiuti abbandonati nelle campagne di Molfetta e incendiati, 29 indagati
L'attività della Guardia Costiera ha portato al sequestro di un'area utilizzata come punto di raccolta, in località Fondo Favale, e 29 veicoli