
«Oggi si chiude un percorso lungo quindici anni, difendendosi sempre nel processo e mai dal processo. Anni affrontati in silenzio, con dignità e con fiducia nella giustizia. Nonostante tutto, la verità è emersa. La giustizia ha fatto il suo corso. Ora si guarda avanti. Grazie a chi mi è stato affianco e grazie al mio avvocato».
Con questo post pubblicato sulla propria pagina Facebook, l'ex senatore di Forza Italia Antonio Azzollini, difeso dall'avvocato Felice Petruzzella, ha commentato la sentenza della Corte di Appello di Bari che oggi ha rigettato l'appello della Procura Generale, confermando la sentenza di primo grado con riferimento a tutte le formule assolutorie sul crac della Divina Provvidenza di Bisceglie, l'ex istituto ecclesiastico finito in amministrazione straordinaria con circa 500 milioni di debiti.
Una storia che nel 2015 portò all'esecuzione di 10 misure cautelari e al sequestro di 10 milioni di euro. I giudici della terza sezione penale (presidente Rosa Calia di Pinto) hanno rilevato la prescrizione dell'accusa di bancarotta semplice, reato per cui fu condannato. Azzollini, all'epoca dei fatti presidente della commissione Bilancio del Senato, nel 2020 era stato condannato in primo grado a 1 anno e 3 mesi per il concorso in bancarotta semplice, ma erano cadute numerose ipotesi.
Nei suoi confronti Palazzo Madama aveva respinto la richiesta di autorizzazione a procedere, e l'ordinanza di arresti domiciliari era stata annullata dalla Corte di Cassazione. 2 anni con le attenuanti generiche e pena sospesa, invece, per l'ex direttore generale Dario Rizzi e l'ex dipendente Adrijana Vasiljevic per bancarotta distrattiva e assoluzione con varie formule, invece, per gli ex direttori generali Antonio Albano e Giuseppe D'Alessandro, assistito dall'avvocato Mario Malcangi.
Assolti i consulenti Antonio Battiante (difeso dagli avvocati Michele Laforgia e Tommaso Barile) e Rocco Di Terlizzi, e suor Assunta Puzzello. Quest'ultima, suor Consolata, che era economa dell'ente ecclesiastico e guidava la Casa di Procura, fu condannata in primo grado a 7 anni di reclusione per quattro distinte ipotesi di bancarotta fraudolenta e documentale: nella ricostruzione dell'epoca, per l'accusa, la religiosa avrebbe contribuito ad occultare vari beni distratti ai creditori.
La Corte ha revocato le statuizioni civili a partire dai sequestri disposti all'epoca nei confronti della congregazione: si tratta di 28,7 milioni liquidi e di un immobile da 1,9 milioni a Guidonia, a Roma, che tornano all'amministrazione straordinaria potranno essere utilizzati per il pagamento dei creditori, a partire dai privilegiati.

