
«Partiamo dai fatti e dalla loro cronologia. Il 19 giugno 2026 il Tribunale di Foggia ha disposto il rinvio a giudizio di Massimiliano Piscitelli, nell'ambito del procedimento relativo all'emergenza rifiuti verificatasi a Foggia nell'estate 2023. A Piscitelli, insieme ad altri imputati, è contestato in concorso il reato di interruzione di un servizio pubblico o di pubblica necessità. Si tratta di un'accusa che dovrà essere accertata nel processo», così la consigliera Mariangela Azzollini.
«Il 5 agosto 2026, quindi successivamente al rinvio a giudizio, il sindaco di Molfetta ha designato Piscitelli nel nuovo Consiglio di amministrazione di ASM S.r.l., di cui oggi risulta presidente. Questo è il dato dal quale parte il mio intervento. Un rinvio a giudizio non è una condanna. Non entro nel merito dell'accusa e non spetta alla politica stabilire responsabilità penali. La questione che pongo è esclusivamente politica ed etica. Ieri, in precedenti vicende giudiziarie, anche nella fase delle indagini preliminari, venivano richieste dimissioni e responsabilità politiche senza attendere l'esito definitivo del procedimento.
Oggi, nel caso Piscitelli, al momento della designazione nel CdA ASM, era già intervenuto il rinvio a giudizio. Un'ulteriore differenza: nei precedenti richiamati si chiedeva di lasciare un ruolo già ricoperto; in questo caso si è trattato di effettuare una nuova designazione quando la situazione processuale era già esistente. Questo significa che Piscitelli non potesse o non dovesse essere designato? No. Il rinvio a giudizio non equivale a una condanna e non è questo il punto sollevato. Il dato politico che evidenzio è un altro: il criterio adottato oggi appare diverso da quello sostenuto in passato.
Nello stesso CdA ASM è stata inoltre inizialmente disposta la designazione di Vito De Bari, successivamente dimessosi. Si tratta di situazioni differenti, entrambe riferite alle scelte compiute nella formazione del nuovo CdA ASM. Il mio non è un giudizio penale. È una valutazione sulla coerenza delle scelte politiche. Il garantismo deve valere sempre e per tutti. La coerenza anche», conclude.

