
La Procura della Repubblica di Trani continua a tenere accesi i riflettori sul porto commerciale di Molfetta, infrastruttura strategica mai entrata in funzione e da anni al centro di contenziosi, polemiche pretestuose e rallentamenti, e in modo particolare sul lungo molo di sopraflutto completamente banchinato.
L'iniziativa giudiziaria arriva a distanza di tempo dalla precedente e complessa inchiesta aperta nel 2009, durata oltre undici anni e conclusasi con l'assoluzione piena dei principali imputati. In quel procedimento finirono sotto accusa l'allora sindaco di Molfetta e senatore Antonio Azzollini e l'ingegnere Enzo Balducci, dirigente comunale e responsabile unico del procedimento dell'opera. Entrambi rinunciarono alla prescrizione dei venti capi d'imputazione contestati, scegliendo di affrontare il giudizio, consapevoli della loro piena innocenza.
E, infatti, il processo si concluse con una doppia assoluzione, in primo grado e in appello, con la formula «perché il fatto non sussiste» nonostante tutti i castelli accusatori della procura tranese. Secondo l'impianto accusatorio dell'epoca, sostenuto dall'allora procuratore capo Carlo Maria Capristo e dai pubblici ministeri Antonio Savasta e Michele Ruggero, agli imputati venivano contestati, a vario titolo, reati gravissimi: associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato, abuso dufficio, frode nelle pubbliche forniture, attentato alla sicurezza dei trasporti marittimi e reati ambientali. Tutte accuse cadute in sede giudiziaria.
«E non poteva essere altrimenti», aggiunsero all'epoca i due imputati. Negli anni successivi, alcuni protagonisti di quella stagione giudiziaria sono stati a loro volta coinvolti in procedimenti penali: Capristo è stato condannato a 2 anni e 6 mesi per tentativi di condizionamento delle indagini; Savasta è stato condannato in primo grado a 10 anni nel processo noto come "Giustizia svenduta"; Ruggero è stato condannato in via definitiva a 3 anni e 9 mesi ed è attualmente sospeso dalla magistratura.
Nel frattempo, il porto commerciale non è mai stato finito. «All'epoca delle prime indagini - il ricordo di chi ha vissuto quegli anni -, l'amministrazione comunale era guidata dalla sindaca Paola Natalicchio, che nel giugno 2013 accolse con favore l'intervento della magistratura. Nel maggio 2016 la sindaca rassegnò poi le dimissioni».
Oggi il quadro amministrativo è nuovamente mutato: il Comune di Molfetta è retto da un commissario prefettizio e il progetto del porto è seguito da dirigenti e da un responsabile unico del procedimento diversi rispetto a quelli coinvolti nella prima inchiesta. Nonostante ciò, la Procura di Trani ha continuato a mantenere accesi i riflettori sull'opera.
«Resta ora da capire - le riflessioni raccolte in città - quali saranno gli sviluppi di questa iniziativa giudiziaria e quali effetti potrà produrre su una infrastruttura che, a distanza di anni, non è ancora operativa. I lavori procedono lentamente, l'attività mercantile non è mai partita e l'economia locale continua a risentire dell'assenza del porto commerciale».
E tutto ciò mentre «in città torna a circolare una domanda già sentita in passato: questa indagine porterà ad accertamenti concreti o si concluderà, come la precedente, senza responsabilità penali, lasciando però sul territorio ulteriori ritardi, costi e incertezze? La risposta, ancora una volta, potrà arrivare solo con il tempo».
