
Il WWF Molfetta interviene con una nota sulla situazione della zona industriale cittadina, denunciando criticità ambientali e infrastrutturali e richiamando l'attenzione sulle scelte compiute negli ultimi anni.
«Circa tre anni fa abbiamo assistito al taglio dei pini in zona industriale lungo la via Olivetti, un filare di pini di circa 15 anni di vita sacrificati perché creavano problemi alla viabilità. Bene, a distanza di tre anni, quel viale ora è vissuto solo da pannelli pubblicitari. L'ennesimo scempio in una zona che negli ultimi 25 anni ha subito uno dei danni ambientali più importanti del territorio di Molfetta, con il tombamento di lama Marcinase, la lama più grande, ma anche con il taglio di migliaia di alberi di ulivo e di alberi ad alto fusto come eucalipti, pini, cipressi e lecci.
Un disastro ambientale senza precedenti e di cui oggi se ne pagano le conseguenze in termini di danni ingenti alle aziende e alla cosa pubblica. Ebbene, a distanza di tre anni si assiste ancora a un'ulteriore e vergognosa situazione che fa della zona industriale molfettese uno spaccato a dir poco sconcertante. I pini sono stati i primi a essere decapitati per fare spazio a banali pannelli pubblicitari e in cambio di una viabilità senza rischi, ma oggi tutta la viabilità della zona industriale rimane un colabrodo ai danni di auto e tir che transitano giornalmente.
Tutte le rotonde di accesso sono impraticabili, con manto stradale distrutto e buche tali da rendere difficile e pericoloso il transito delle persone che vi circolano. La viabilità delle principali arterie, oggi senza più pini, risulta per i molti addetti ai lavori degna di strade da quarto mondo, con la conseguente necessità di ricorrere sempre più spesso a gommisti e meccanici. Insomma, una vergogna tutta italiana per una zona industriale e commerciale che doveva essere il fiore all'occhiello di tutto il Mezzogiorno.
Va inoltre precisato che una buona parte della zona industriale e commerciale è stata realizzata all'interno dell'Oasi di Protezione Torre Calderina».
