
Mancano circa due settimane al voto sul Referendum sulla Giustizia che sta alimentando un acceso dibattito tra sostenitori del Sì e del No. Tuttavia, per molti cittadini le ragioni delle due posizioni restano poco chiare, complice la formulazione tecnica dei quesiti e la complessità della riforma stessa.
Proprio con l'obiettivo di favorire un voto consapevole, anche in considerazione dell'assenza di un quorum di partecipazione, la Società Operaia di Mutuo Soccorso di Molfetta, su iniziativa del neo presidente Pietro Centrone, ha organizzato un incontro pubblico di approfondimento. L'evento si è svolto ieri in una sala gremita di cittadini interessati a comprendere meglio contenuti e implicazioni della riforma costituzionale.
Ad illustrare le ragioni del No è stato Renato Nitti, Procuratore capo della Repubblica di Trani, mentre ragioni del Sì sono state invece affidate all'avvocato Francesco Logrieco, già vicepresidente nazionale forense e presidente dell'Ordine degli Avvocati di Trani.
La riforma, spesso sintetizzata in modo semplicistico come il referendum per la "separazione delle carriere", interviene invece su diversi articoli della Costituzione, tra cui:
Art. 87 (poteri del Presidente della Repubblica in qualità di presidente del CSM)
Art. 102 (funzione giurisdizionale)
Art. 104 (autogoverno della magistratura – CSM)
Art. 105 (compiti del CSM)
Art. 106 (nomina dei consiglieri della Corte di Cassazione)
Art. 107 (distinzione delle funzioni tra giudicante e requirente)
Art. 110 (organizzazione del servizio Giustizia da parte del Ministero della Giustizia)
Secondo il procuratore Nitti, la riforma non contribuirebbe a migliorare l'efficienza dei processi, ma rischierebbe di alterare l'equilibrio: «Non serve a rendere più efficiente la giustizia - ha sostenuto - ma rischia di condizionare la magistratura, attribuendo un ruolo più incisivo alla politica».
Tra le principali preoccupazioni espresse, la possibilità che il voto favorevole venga interpretato come un "lasciapassare", come limitazioni alle intercettazioni o modifiche nei rapporti tra pubblico ministero e polizia giudiziaria. «Le conseguenze immediate - ha dichiarato - potrebbero essere quelle di un intervento politico capace di incidere sulle decisioni della magistratura».
Di diverso avviso l'avvocato Logrieco, che ha definito la riforma il completamento di un percorso di rinnovamento avviato nel 1989: «Contrariamente a quanto si afferma - ha spiegato - la riforma è finalizzata a tutelare i magistrati, rafforzandone indipendenza e autonomia, concetti ribaditi più volte nel nuovo testo costituzionale. Non vi è alcun fondamento nei timori evocati dai sostenitori del No».

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