Il futuro del porto commerciale di Molfetta richiede una svolta radicale che vada oltre la semplice risoluzione delle criticità tecniche. Secondo il Comandante Ezio Mazzola, candidato al consiglio comunale con Demos a sostegno di Manuel Minervini, il nodo centrale della questione non è solo infrastrutturale, ma risiede in una profonda mancanza di identità e vocazione che ha caratterizzato lo scalo negli ultimi decenni: «Il primo passo che l'amministrazione dovrebbe fare è quello di convocare un tavolo strategico, solido, strutturato al quale devono partecipare gli operatori portuali, commerciali, i portatori d'interessi e l'autorità portuale».
In un mercato dove i porti di Bari e Brindisi assorbono già il 90% del traffico di merci e passeggeri, Molfetta si trova a competere per una quota minima del 10% insieme agli altri scali del Basso Adriatico: «A questo poi vanno aggiunte anche tutte le criticità del porto: come gli spazi evolutivi, ma senza un rimorchiatore, una nave tradizionale fa fatica a girare nel porto. Anche i dragaggi e lo sminamento».
«Noi dobbiamo partire da questi problemi, dobbiamo capire chi siamo oggi e cosa vogliamo diventare. Solo dopo questo processo potremo parlare di opere, infrastrutture, retroporti e dragaggi, perché queste opere devono essere coerenti con la vocazione. Altrimenti sono scollegate, fini a se stesse e rappresentano solo uno spreco di denaro pubblico», continua.
«Dobbiamo invece presentarci con una vocazione ben definita: solo allora potremo negoziare un posto nella governance, sederci al tavolo decisionale e assicurarci ricavi reali per la città e i cittadini di Molfetta. Ritengo che questa sia l'unica strategia praticabile per far partire davvero il porto. Altrimenti rischiamo di restare altri vent'anni a parlare di situazioni irrealizzabili», conclude il comandante Mazzola.
Contenuto elettorale sponsorizzato

