martedì 30 giugno 2026 12:07 Mariangela Altomare

Nave Italia riprende la rotta da Molfetta: il viaggio dell’inclusione continua

Conclusa la sosta nel porto di Molfetta. Grande partecipazione alle visite a bordo

Si è rimessa in rotta, lasciando il porto di Molfetta, Nave Italia, il grande brigantino che per alcuni giorni ha catturato l'attenzione della città. Dal 27 giugno fino a ieri, la nave è rimasta ormeggiata nel porto molfettese e molti cittadini sono saliti a bordo per osservare da vicino la vita di mare e conoscere un progetto che da anni porta avanti un'idea semplice e potente: il mare come strumento di crescita, inclusione e terapia.

A bordo di Nave Italia non si naviga soltanto. Si lavora, si impara e si vive insieme. Accanto all'equipaggio, infatti, salgono persone con disabilità o situazioni di fragilità che diventano parte attiva della vita di bordo.

È la cosiddetta "Terapia del mare e della navigazione", un approccio che negli anni ha raccolto testimonianze significative e risultati concreti: maggiore autonomia, fiducia, capacità di affrontare situazioni nuove. In alcuni casi, anche miglioramenti documentati sul piano clinico e neuropsicologico. Di questi aspetti si è parlato anche ieri al Museo Diocesano di Molfetta, grazie all'intervento del dottor Tommaso Tota, neuropsichiatra infantile dell'ASL Bari.

Accanto a lui, il comandante Matteo Malerba e Marco Galiani, fondatore della Fondazione Tender To Nave Italia, hanno portato testimonianze dirette di esperienze vissute in mare, raccontando percorsi di crescita spesso difficili da esprimere a parole, ma evidenti nei gesti e nei cambiamenti dei partecipanti. Tra le storie condivise, anche quella di un ragazzo che, per insicurezza, non si separava mai dal proprio cappellino, un oggetto diventato una sorta di protezione personale. Al termine dell'esperienza a bordo, ha scelto di toglierlo. Un gesto semplice, ma che racconta bene la forza silenziosa di questo tipo di percorso.

A Molfetta, la presenza della nave non è passata inosservata: le visite a bordo e l'incontro al Museo Diocesano hanno registrato una partecipazione ampia e sentita. Segno di un interesse crescente verso un progetto che, più che raccontarsi, preferisce farsi vivere.