giovedì 09 luglio 2026 05:00 Nicola Miccione

Omicidio La Forgia, cruciali le dinamiche sullo spaccio. Oggi gli interrogatori

Il focus investigativo su «un contrasto legato alla gestione e al controllo dello spaccio di sostanze stupefacenti» a Molfetta

Saranno sottoposti questa mattina all'interrogatorio per la convalida del fermo dinanzi al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trani, Domenico Zeno, Michele Parisi e Ilario Camporeale (difesi dagli avvocati Salvatore Altamura e Antonio Modugno), accusati dell'omicidio di Antony La Forgia, il 16 giugno scorso.

I due, di 53 e di 23 anni, rinchiusi rispettivamente nei penitenziari di Trani e Potenza, sono stati fermati dai Carabinieri della Compagnia di Molfetta fra domenica e lunedì. Ieri, invece, gli stessi militari hanno sottoposto a fermo anche un 16enne, ritenuto responsabile, in concorso, del delitto: sarebbero stati «diversi i colpi di arma da fuoco» esplosi proprio dal minore a causare la morte dell'uomo, attirato in una trappola al rione Ponente della città, in via San Pio X, e poi ammazzato.

Un'ulteriore misura cautelare è stata eseguita dagli stessi militari a carico del 23enne Francesco Detaro, indagato per delitti in materia di armi. Le indagini, dirette dalla Procura della Repubblica di Trani e da quella per i Minorenni di Bari (con i pubblici ministeri Francesco Chiechi e Raffaella De Luca), hanno chiarito non solo le dinamiche del delitto, ma anche «la genesi del fatto riconducibile ad un contrasto legato alla gestione ed al controllo dello spaccio di sostanze stupefacenti».

Secondo le indagini dei Carabinieri della Sezione Operativa, Parisi, Camporeale e un 16enne avrebbero prima fatto salire in una Citroen C4 un amico 19enne della vittima, «costretto a fare da "esca" - il termine usato dagli investigatori - per attirare La Forgia nel luogo dove sarebbe poi stato ucciso», un'area, per gli inquirenti, priva di impianti di videosorveglianza. Sullo sfondo, sporchi affari di droga. Il movente del delitto, infatti, è nella gestione delle attività di spaccio di stupefacenti.

Proprio il 19enne, ascoltato dagli investigatori, avrebbe riferito che lo stesso La Forgia gli aveva confidato l'esistenza di un acceso e pregresso contrasto con un 16enne: entrambe le fazioni, sempre secondo le sue dichiarazioni, «gestivano quotidianamente» le attività di spaccio. Una contrapposizione, sorta dopo una fase iniziale di convivenza pacifica, che si era aggravata circa un mese prima del delitto dopo due violenti alterchi, avvenuti in un bar e nei pressi del molo cittadino.

Una settimana prima La Forgia sarebbe stato minacciato da un 16enne che «non voleva che spacciasse nella sua zona», mentre alcuni giorni dopo sarebbe stato La Forgia a puntare una pistola contro un 16enne, «poiché quest'ultimo avrebbe importunato la sua fidanzata». Due giorni prima dell'omicidio, infine, l'ultima lite.