
Un invito a vivere la vocazione sacerdotale non come un percorso individuale, ma come un servizio rivolto alle comunità e alle persone. È quello che Papa Leone XIV ha rivolto ai seminaristi del Pontificio Seminario Regionale Pugliese "Pio XI" di Molfetta e del Seminario vescovile di Aversa, ricevuti questa mattina nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico in Vaticano in occasione del centenario delle rispettive sedi.
«Scendere dal monte, per essere mandati alla gente delle vostre terre», ha detto il Pontefice, indicando ai futuri sacerdoti la strada di una Chiesa vicina alle persone e alle loro difficoltà. Nel suo discorso ha richiamato in particolare le famiglie che affrontano con fatica la quotidianità, i giovani costretti a lasciare le proprie terre in cerca di lavoro, gli anziani soli e le persone ai margini.
Per Leone XIV, il sacerdote deve essere una presenza capace di raggiungere tutti. «Il sacerdote è mandato a tutti perché a tutti annunci la bellezza della fede in Gesù Cristo, la buona notizia della nostra salvezza», ha sottolineato. Un passaggio particolare è stato dedicato anche all'esperienza dei seminaristi provenienti da Molfetta e alla dimensione regionale del Seminario Pio XI. Il Papa ha ricordato come la comunione tra le Chiese pugliesi non sia soltanto un principio teorico, ma una realtà costruita attraverso la vita quotidiana del seminario.
«La Chiesa si vive insieme: non è proprietà di nessuno di noi, e tutti siamo chiamati ad amarla e a servirla come un unico corpo», ha affermato Leone XIV. Rivolgendosi direttamente ai seminaristi pugliesi, ha aggiunto che nel seminario regionale «la comunione tra le Chiese di Puglia non è un ideale, ma un'amicizia concreta che nasce in questi anni e che vi accompagnerà da presbiteri per tutta la vita».
Da qui l'invito a non immaginare un cammino personale separato dalla comunità ecclesiale. «Così come nessun pastore esiste da solo, nemmeno un seminarista può concepire un cammino privato con il Signore», ha spiegato il Pontefice, indicando il seminario come «una scuola degli affetti», prima ancora che un luogo nel quale acquisire conoscenze.
Nel corso dell'incontro non è mancato un ringraziamento ai seminaristi per la scelta compiuta. «A nome della Chiesa, per il "sì" che avete pronunciato e che ogni giorno tornate a pronunciare», ha detto Leone XIV, sottolineando come si tratti di una scelta «non facile, né scontata nel mondo di oggi».
Un pensiero è stato rivolto anche ai formatori, per il loro «ministero delicatissimo», e alle famiglie dei giovani impegnati nel percorso vocazionale. «Una vocazione non nasce mai senza un contesto adatto, e spesso ha bisogno di una casa, di genitori che pregano e che sanno lasciar andare», ha ricordato il Papa, rivolgendosi direttamente ai familiari: «A voi, care famiglie, la riconoscenza mia e di tutta la Chiesa».

