
Dai banchi del Liceo "Vito Fornari" di Molfetta alla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. Roberta Damiani e Ilaria Di Molfetta sono state selezionate per partecipare alla Scuola di Educazione Civica, tre giornate di formazione e confronto con studenti, docenti e professionisti provenienti da tutta Italia. Abbiamo raccolto le loro testimonianze per raccontare un'esperienza che ha lasciato un segno importante nel loro percorso scolastico e nelle loro prospettive per il futuro.
Partiamo dall'inizio: cosa avete provato quando avete saputo di essere state ammesse alla Scuola di Educazione Civica del Sant'Anna?
Roberta Damiani: Quando ho ricevuto l'email di ammissione alla Scuola Superiore Sant'Anna e ho letto l'esito, ho provato una sensazione di inconsapevolezza. Inizialmente non avevo del tutto realizzato cosa stesse accadendo. Ricordo perfettamente che ero in camera mia con mia madre: lei scoppiava di gioia, mentre io ero incredula. Sapevo quanta selezione ci fosse dietro quell'esito, considerando le tantissime domande inviate da ragazzi di tutta Italia, anche dalla mia stessa scuola e classe, per soli 50 posti disponibili. Un minuto dopo, mi ha chiamato la mia professoressa di italiano: era persino più felice di me ed è stata lei a farmi comprendere l'importanza di questa opportunità e quanto avrebbe potuto arricchirmi, anche in vista del mio ultimo anno di Liceo.
Ilaria Di Molfetta: È stato un mix incredibile di stupore e orgoglio personale. Onestamente non mi aspettavo di essere selezionata, considerando l'altissimo numero di candidature arrivate da tutta Italia. Ricordo benissimo quel giorno: era il 4 giugno e non avevo ancora controllato la posta elettronica quando mi è arrivato un messaggio dalla mia coordinatrice per darmi la splendida notizia. Realizzare di essere rientrata tra i profili scelti è stata una gioia immensa e una grande iniezione di fiducia.
Come avete vissuto queste tre giornate a Pisa e qual è il ricordo che porterete con voi?
Roberta Damiani: Sono state tre giornate estremamente intense, dense di cultura e stimoli, sia sul piano accademico che su quello umano. Il ricordo più prezioso che porterò con me è legato alle relazioni che si sono create: ho conosciuto ragazzi straordinari, profondamente intelligenti, dal punto di vista sia culturale sia emotivo. Nonostante provenissimo da regioni diverse e avessimo background differenti, in pochi giorni siamo riusciti a creare un legame bellissimo. Ma oltre ai momenti formali, mi sono rimaste nel cuore le risate condivise la sera: quando le lezioni finivano e ci ritrovavamo insieme, la dimensione diventava completamente diversa da quella più strutturata del giorno in aula. Eravamo semplicemente noi stessi, liberi di raccontarci, scherzare e conoscerci nella nostra autenticità, creando ricordi che andranno ben oltre le singole lezioni.
Ilaria Di Molfetta: Sono state tre giornate intensissime, ritmate da ritmi di studio serrati e tantissime attività. Sicuramente torniamo a casa con un bagaglio culturale e nozionistico di altissimo livello, ma il ricordo più prezioso che porterò nel cuore è legato al fattore umano. Mi resteranno dentro le storie, le risate e i confronti vissuti con ragazzi e ragazze arrivati da ogni angolo del Paese, oltre alla straordinaria disponibilità degli studenti-tutor del Sant'Anna, che ci hanno accolto e guidati facendoci sentire parte di una vera comunità.
Com'è stato confrontarvi con docenti e studiosi di una realtà prestigiosa come la Scuola Superiore Sant'Anna?
Roberta Damiani: È stato un confronto di altissimo livello e di forte impatto emotivo e formativo. Trovarsi davanti a professori e ricercatori di una realtà così prestigiosa inizialmente poteva incutere una certa soggezione, ma in realtà l'ambiente si è rivelato incredibilmente stimolante e accogliente. Non si è trattato di una semplice lezione frontale, ma di un vero e proprio dialogo bidirezionale: avevamo la libertà di porre domande, esprimere dubbi e discutere liberamente i nostri punti di vista con esperti del settore. Sentire che la nostra opinione e la nostra curiosità venivano prese sul serio da studiosi di questo calibro ci ha fatto percepire il valore della ricerca e della cultura, non come concetti astratti, ma come strumenti vivi, spingendoci ad alzare l'asticella delle nostre ambizioni e ad abituarci a un metodo di pensiero critico.
Ilaria Di Molfetta: Un'esperienza profondamente formativa e un grande onore. Trovarsi di fronte a personalità di questo calibro avrebbe potuto incutere un po' di timore reverenziale, e invece c'è stato un dialogo fluido, alla pari. I docenti si sono mostrati estremamente aperti all'ascolto, stimolando la nostra curiosità invece di limitarsi a una lezione frontale. Sentirsi presi sul serio da accademici e ricercatori così affermati fa capire quanto lo studio e la ricerca possano davvero essere strumenti di crescita collettiva.
Tra i temi affrontati, ce n'è uno che vi ha fatto riflettere particolarmente?
Roberta Damiani: Ci sono stati due momenti che mi hanno colpita profondamente. Il primo è stato l'intervento di Luca Tescaroli, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Prato, che ci ha offerto una testimonianza sul suo lavoro e sui suoi 35 anni di indagini contro la criminalità organizzata, oltre che sulla sua esperienza al Maxiprocesso. Il secondo è stato l'approfondimento sul G8 di Genova, tenuto con le giornaliste Annalisa Camilli, di Internazionale, e la freelance Giada Zampano. Ripercorrere cosa fu e cosa ha lasciato quell'evento ci ha permesso di toccare con mano un tema di storia recente estremamente attuale e vicino al nostro presente, facendoci riflettere sul ruolo dell'informazione e della partecipazione democratica.
Ilaria Di Molfetta: Mi ha colpita molto il panel dedicato all'Europa e al futuro della democrazia, in particolare il confronto tra Bernard Dika e Simone Leoni, moderato dal vicedirettore de L'Espresso. Vedere come due storie personali così diverse e due visioni del mondo apparentemente distanti potessero dialogare in modo incisivo, aperto e rispettoso è stato una lezione pratica di educazione civica. Ci ha fatto riflettere sul fatto che la democrazia non nasce dal pensiero unico, ma dalla capacità di far riflettere e incontrare idee divergenti per costruire qualcosa di positivo.
Quanto pensate che un'esperienza come questa possa influenzare le vostre scelte e il vostro percorso futuro?
Roberta Damiani: Questa esperienza ha inciso e inciderà in modo profondo e positivo. Fino a poco tempo fa, l'idea del futuro e il pensiero di dover "diventare grandi" mi spaventavano parecchio: c'era una sorta di naturale resistenza a crescere, la paura di non essere ancora pronta ad abbandonare la certezza del proprio ambiente per affrontare il mondo adulto. Questa esperienza è stata una vera e propria scossa che mi ha aiutato a superare quel timore, trasformando la paura di crescere nella voglia di mettermi in gioco. Mi ha aperto gli occhi sul futuro e mi ha dato una forte consapevolezza: ha confermato il mio desiderio di iscrivermi a Giurisprudenza e mi ha trasmesso la determinazione di voler uscire dai confini locali della mia regione per tentare un salto importante, come quello di fare il test d'ammissione per entrare alla Scuola Sant'Anna e vivere la realtà universitaria di Pisa. Infine, avrà un peso cruciale anche per il mio imminente quinto anno: porterò questi temi di educazione civica all'Esame di Stato, facendo partire il mio colloquio d'esame proprio da questa esperienza che per me ha rappresentato il punto di svolta verso la maturità.
Ilaria Di Molfetta: Credo che inciderà moltissimo, soprattutto perché arriva in un momento in cui stiamo valutando che strada intraprendere. Questa esperienza ci ha permesso di scoprire da vicino campi e professioni, come i ruoli di responsabilità nelle pubbliche amministrazioni o nel giornalismo d'inchiesta e d'informazione, che sentiamo molto affini alle nostre inclinazioni naturali. Ci portiamo a casa una bussola più orientata, la consapevolezza delle nostre capacità e la voglia di investire sul nostro futuro con maggiore determinazione.

