venerdì 16 ottobre 2026 07:00 Mariangela Altomare

«Ho creduto nella mia passione»: l’opera di Fabrizio Drago arriva a Praga

La scultura 3D, "NOBody - Love’s Embrace", dell'artista molfettese all’aeroporto Václav Havel di Praga

Ci sono passioni che nascono quasi per caso e finiscono per cambiare il modo in cui immaginiamo il nostro futuro. Per Fabrizio Drago, 27 anni, di Molfetta, è stato così con la stampa 3D, scoperta durante gli anni universitari e diventata, dopo la laurea in Ingegneria informatica al Politecnico di Bari, il centro di un percorso professionale fuori dagli schemi.

Da questa scelta è nata CollectiCraft, una realtà creativa in cui le sue idee prendono forma attraverso sculture, lampade e oggetti di design. Tra queste creazioni spicca "NOBody – Love's Embrace", un'opera arrivata all'aeroporto Václav Havel di Praga.

Abbiamo intervistato Fabrizio per scoprire come nasce NOBody – Love's Embrace, quale significato si cela dietro le sue forme e cosa significa provare a trasformare un sogno in un lavoro, senza rinunciare alle proprie radici.

Come nasce NOBody – Love's Embrace?
«Love's Embrace fa parte della serie NOBody. Il nome nasce da un gioco di parole: da una parte "NO body", perché queste sculture presentano una sorta di vuoto sotto il torso; dall'altra "nobody", cioè "nessuno". Le figure, infatti, non hanno tratti somatici, non sono riconducibili a una persona specifica e non hanno un genere. Questa scelta ha un significato preciso: proprio perché non sono nessuno, possono diventare uno spazio in cui ciascuno di noi si riconosce.

Ogni NOBody si ispira a un momento della vita quotidiana, che cerco di catturare e reinterpretare attraverso il mio linguaggio. C'è una figura che porta un bambino sulle spalle, una che abbraccia un mazzo di fiori, una che medita e un'altra con la testa rannicchiata tra le ginocchia, per ricordare che è normale sentirsi giù in alcuni momenti della vita.

Sono figure astratte e minimali, ma dietro ognuna si nasconde un significato profondo, che spero possa essere interpretato liberamente da chi le osserva. Love's Embrace rappresenta una figura seduta che custodisce tra le braccia un cuore rosso».

Quale messaggio vuole trasmettere attraverso l'opera?
«È un'opera che parla di pace e amore. Racconta il gesto di custodire questi sentimenti, dando loro una forma fisica attraverso il cuore che la figura stringe a sé. Il messaggio che vorrei trasmettere è semplice: fare del bene in modo incondizionato, perché ciò che torna indietro è sempre immenso».

Quali sono le caratteristiche artistiche e tecniche della scultura?
«Tutto parte dalla modellazione digitale. Progetto ogni creazione utilizzando software di modellazione 3D, che mi consentono di pensare l'oggetto fin dall'inizio in funzione della stampa tridimensionale. Dal punto di vista artistico, scelgo linee pulite ed essenziali. La figura è neutra, priva di volto, mentre il cuore rosso rappresenta l'unico elemento cromatico di contrasto: un dettaglio che attira immediatamente lo sguardo. Il corpo e il cuore vengono stampati separatamente, così da poter giocare con colori e materiali differenti.

C'è poi un aspetto a cui tengo particolarmente: oggi condivido gratuitamente quasi tutti i miei progetti. Chiunque abbia una stampante 3D può scaricarli e realizzarli a casa propria. Sapere che una persona, in qualsiasi parte del mondo, possa accogliere un piccolo pezzo della mia arte nella propria casa è il regalo più grande che questo lavoro mi stia facendo».

Perché è stato scelto proprio l'aeroporto Václav Havel di Praga?
«Praga è la città in cui ha sede Prusa, una delle aziende più importanti al mondo nel settore della stampa 3D. Il suo fondatore, Josef Průša, ha contribuito a rendere questa tecnologia più accessibile, anche grazie alla filosofia open source che caratterizza i progetti delle sue stampanti.

Quando sono entrato in contatto con loro, mi hanno chiesto quale fosse il mio sogno più grande. Ho risposto d'impulso: realizzare e condividere un NOBody in scala 1:1. La mia risposta li ha lasciati a bocca aperta. Ed eccoci qui, a parlarne».

Quale reazione o riflessione vorrebbe suscitare nel pubblico?
«Mi piacerebbe trasmettere il senso di un percorso fuori dagli schemi. Non quello tradizionale dell'ingegnere che finisce a lavorare in una grande società di consulenza, ma quello di chi ha un sogno nel cassetto e prova a trasformare la propria passione in un lavoro. Poter vivere di ciò che ami è qualcosa che faccio fatica perfino a spiegare a parole.

Vorrei accendere una piccola luce di speranza: quella di un ragazzo di 27 anni che è tornato dal Nord a Molfetta, ha lavorato tanto, ha creduto nelle proprie capacità e oggi comincia a raccogliere i primi risultati. Vorrei farlo con la massima umiltà. Non voglio attribuirmi meriti particolari, ma soltanto che chi legge possa riconoscere la sincerità delle mie parole.

A spingermi sono state soprattutto due cose: la volontà di restare in Puglia, nella terra in cui sono nato, e quella di cominciare comunque, anche di fronte alle difficoltà. Oggi, per un giovane con un progetto innovativo, avviare un'attività è complicato e spesso poco accessibile; trovare sostegno non è semplice. Chi decide di mettersi in gioco rischia di sentirsi sopraffatto e di rinunciare.

Io ho cercato di non lasciarmi scoraggiare e di assumermi la responsabilità della mia scelta. Spero che la mia esperienza possa essere utile a qualcun altro e incoraggiarlo a fare lo stesso».