
A circa cento giorni dall'insediamento abbiamo rivolto alcune domande al sindaco di Molfetta, Manuel Minervini, per tracciare un primo bilancio dell'attività amministrativa e capire quali cambiamenti siano già stati avviati e quali, invece, restino ancora da realizzare. Dal porto al lungomare, dalla cura degli spazi pubblici al dialogo con i cittadini, il primo cittadino racconta la sua idea di città e la sfida di rimettere al centro l'interesse collettivo.
Sindaco, a cento giorni dall'insediamento cosa sente che sia già cambiato concretamente a Molfetta rispetto all'inizio del mandato?
«Abbiamo provato a dare subito un segnale di discontinuità rispetto al passato. Penso naturalmente alla revoca in autotutela del progetto della vasca di colmata sul lungomare e alla nostra scelta di reimpostare radicalmente la politica portuale della città, a partire dalla costituzione di un ufficio porto. Penso al rinnovamento nelle municipalizzate e ad alcuni innesti essenziali nella macchina amministrativa.
Ma abbiamo lavorato praticamente in tutti gli ambiti: per lo sport abbiamo programmato i nuovi bandi per l'assegnazione degli impianti sportivi comunali e avviato il progetto «Palestre aperte»; per la cultura abbiamo organizzato la rassegna «Luci diffuse», avviando una nuova programmazione culturale insieme alle realtà cittadine. Con «SPACE» abbiamo inoltre tenuto aperti i musei cittadini tutti i venerdì di settembre fino a mezzanotte. Grazie alla vittoria del bando «Mare democratico» e alla rimodulazione dei progetti di Strategia Urbana Territoriale «Dalla terra al mare», siamo intervenuti a garanzia del diritto al mare per tutti. Per il verde pubblico abbiamo avviato una mappatura accurata della situazione comunale, al fine di poter intervenire in maniera complessiva su tutto il sistema del verde cittadino. Abbiamo avviato un'importante interlocuzione con le università del territorio, mettendole in contatto con le scuole in occasione della «Giornata delle ricerche».
C'è tuttavia un altro segnale di discontinuità che mi preme sottolineare, forse poco visibile, ma per noi importantissimo: abbiamo confermato con i fatti la nostra volontà di condividere il più possibile le nostre scelte con la città. In queste settimane abbiamo avviato una lunga serie di incontri con le categorie produttive, le associazioni ambientaliste, i soggetti che si occupano di inclusione dei cittadini migranti e i dirigenti scolastici. Presto partiranno anche i forum con i comitati di quartiere. Si tratta di un lavoro molto impegnativo, come sapevamo, ma che stiamo affrontando con entusiasmo».
C'è invece qualcosa che, dopo questi primi cento giorni, ritiene debba ancora cambiare e su cui l'Amministrazione dovrà concentrare maggiormente i propri sforzi nei prossimi mesi?
«Spero che la città cambi ancora tanto, anzi tantissimo, a Levante, a Mezzogiorno, ma anche e soprattutto a Ponente, un'area che da troppi anni è lasciata a se stessa. Siamo solo all'inizio del lavoro. Come ho detto in altre occasioni, Molfetta è come un malato in convalescenza e noi vogliamo che torni in salute come in passato. Ci sono alcune criticità importanti e azioni particolarmente urgenti da mettere in campo, come il completamento di alcune opere PNRR, il risanamento e l'efficientamento delle municipalizzate, il completamento del porto e l'avvio della riqualificazione del lungomare. Occorre inoltre puntare sulla rigenerazione urbana, a partire dalla cura degli spazi pubblici e dalla qualità dell'abitare, sulla mobilità sostenibile e sulla risposta a chi rivendica il diritto a una casa.
Ma soprattutto vorremmo provare a mettere in campo un altro modo di amministrare la cosa pubblica, rimettendo al centro l'interesse collettivo. In passato non è stato sempre così. Oltre alle emergenze, vogliamo pianificare il futuro di Molfetta, mantenendo costante il dialogo con le forze produttive sane di questa città, che non aspettano altro che essere ascoltate e lavorare in sinergia con l'Amministrazione.
Vogliamo agire nell'interesse generale, partendo dalla risoluzione dei piccoli e grandi problemi che coinvolgono la collettività, così da affrontare, di conseguenza, anche i problemi dei singoli cittadini. In questi anni, invece, si è lavorato per soddisfare gli interessi particolari, tralasciando quello generale.
Provo a fare un esempio: pulire o asfaltare una singola strada è un'azione meritoria, ma non risolve i problemi della pulizia, del decoro e della manutenzione della città. Al contrario, lavorare per rendere complessivamente più efficiente il servizio di pulizia e realizzare un piano pluriennale per asfaltare la maggior parte delle strade cittadine consente di rispondere sia alle esigenze dei singoli sia a quelle dell'intera comunità. Insomma, i problemi si risolvono rendendo efficiente la macchina pubblica, non risolvendo a mo' di favore il problema di questo o di quel cittadino».
I primi cento giorni rappresentano un primo momento di verifica. Quando pensa che sarà possibile fare un nuovo bilancio dell'azione amministrativa?
«Vorrei rispondere giorno per giorno. Come dicevo, i tanti incontri che abbiamo fatto e faremo, oltre a essere un metodo per amministrare insieme ai molfettesi, sono anche uno strumento per verificare passo dopo passo il nostro lavoro. Nelle prossime settimane ci saranno inoltre alcuni momenti pubblici durante i quali renderemo conto alla città di quanto abbiamo trovato e di come pensiamo di risolvere le criticità maggiori riscontrate, senza dimenticare la prosecuzione del percorso di confronto con i comitati di quartiere».

