martedì 27 ottobre 2026 08:27 Nicola Miccione

Omicidio La Forgia, arrestato un 19enne. «Fornì le pistole usate per l'agguato»

In manette Maikol Parisi, secondogenito di Michele «Francesin», già in carcere per lo stesso reato. L'accusa è di concorso in omicidio aggravato

È accusato dei reati di concorso in omicidio aggravato, detenzione e porto illegale in luogo pubblico di armi da sparo e di violenza privata. È il 19enne di Molfetta che avrebbe «fornito un contributo logistico e operativo fondamentale» nell'omicidio di Antony La Forgia, consegnando «le due pistole usate» l'azione di fuoco.

Nei confronti di Maikol Parisi, secondogenito del 53enne Michele «Francesin», in carcere dallo scorso mese di luglio per le stesse ipotesi di reato, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trani, Domenico Zeno, ha emesso una ordinanza di custodia cautelare in carcere eseguita giovedì scorso dai Carabinieri. «La misura - è scritto in un comunicato dell'Arma - si inserisce nel prosieguo delle indagini relative all'omicidio avvenuto» il 16 giugno 2026 in città, in via San Pio X.

Un omicidio, nell'ambito di un «contrasto legato alla gestione e al controllo dello spaccio di sostanze stupefacenti» a Molfetta, per il quale, tre mesi fa, erano stati fermati, oltre al padre del 19enne, anche il 23enne Ilario Camporeale ed un 16enne «esecutori materiali e organizzatori». Il Tribunale, «condividendo le risultanze investigative», ha ritenuto che il 19enne abbia dato «un contributo logistico e operativo fondamentale nelle fasi preparatorie, esecutive e successive al delitto».

In particolare «avrebbe partecipato attivamente alla fase preparatoria accompagnando un complice a prelevare l'auto (una Citroen C4) usata per l'agguato». Non solo: avrebbe pure fornito «gli indumenti scuri per il travisamento; successivamente, avrebbe trasportato e poi consegnato materialmente sul luogo del delitto, a bordo di un motociclo, le due pistole utilizzate per l'omicidio, occupandosi infine del recupero e del successivo occultamento delle armi», in effetti mai ritrovate.

Le indagini, dirette dal pubblico ministero della Procura della Repubblica di Trani, Francesco Chiechi, e svolte dal personale della Sezione Operativa della locale Compagnia, sono state supportate «dall'accurata analisi delle telecamere di videosorveglianza cittadine - che hanno documentato i transiti del motociclo in orari pienamente compatibili con le numerose fasi delittuose -, dallo studio dei tabulati delle celle telefoniche e dall'attività di intercettazione telefonica e ambientale».

Il provvedimento si è reso «indispensabile», visto «il pericolo di inquinamento probatorio, l'occultamento delle armi non ancora rinvenute e il tentativo di inquinare le indagini tramite un falso alibi». Il 19enne, assistito dall'avvocato Salvatore Altamura, nell'interrogatorio di garanzia si è avvalso della facoltà di non rispondere.